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	<title>Catenaccio Archives | NetBet News</title>
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	<title>Catenaccio Archives | NetBet News</title>
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		<title>Lo sapevi che il Catenaccio è stato inventato in Svizzera?</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Sep 2023 08:46:27 +0000</pubDate>
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<p>Italia e Catenaccio sembrano essere due termini associati e indissolubili nel mondo del calcio.</p>



<p>All’estero ci hanno sempre identificato, e in molti casi ci identificano ancora oggi, come il Paese del Catenaccio, dell’arte di difendersi, del “<em>primo non prenderle</em>”, e guardando la storia del calcio nostrano, non si può dire che non ci sia un fondo di verità.</p>



<p>Dobbiamo però aggiungere che nel calcio bisogna sia saper attaccare che difendere, e che un calcio a volte difensivo, ha portato ottimi risultati alle nazionali e alle squadre italiane, e non sempre deve essere visto come qualcosa di negativo.</p>



<p>Quello che non molti sanno però, è che il Catenaccio non è nato in Italia, bensì in Svizzera, e il suo “inventore” è stato un allenatore austriaco.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi era Karl Rappan?</h2>



<p>Rappan è nato a Vienna nel 1905, ed è stato prima calciatore e poi allenatore nel campionato svizzero.</p>



<p>Da allenatore ha vinto 5 campionati con il Grasshoppers e uno con il Servette, più altre 8 coppe svizzere con “<em>le Cavallette</em>” e una con la squadra di Ginevra. Rappan però entra nella storia del calcio allenando la nazionale svizzera, che porta ai Mondiali di Francia del 1938.</p>



<p>La Svizzera all’epoca era forse la nazionale più debole nell’Europa Centrale, e Rappan, stufo di subire caterve di gol da nazionali decisamente più forti e tecniche come Austria, Cecoslovacchia e Ungheria, decide di introdurre una novità tattica nella squadra, arretrando i due centromediani in difesa, con uno che si occuperà del centravanti avversario, mentre l’altro rimane libero da marcature, e nascerà così il ruolo dello “<em>sweepe</em>r”, o del battitore libero in italiano, che andrà a schierarsi dietro la linea dei propri difensori.</p>



<p>Con una tattica più difensiva, in una squadra priva di grandi individualità, Rappan comincia ad ottenere risultati con la Svizzera, che batte per 2-1 la fortissima e all’epoca isolazionista Inghilterra prima dei Mondiali, e poi in Francia sconfigge 2-0 la Germania- che aveva appena annesso politicamente e calcisticamente l’Austria- per poi cedere con lo stesso punteggio all’Ungheria, che arriverà a giocarsi la finale, perdendola, contro l’Italia di Vittorio Pozzo.</p>



<p>Nasce così il “<em>verrou</em>”, l’antesignano del Catenaccio, e in Italia saranno molti gli allenatori a prendere appunti dalle novità introdotte dalla Svizzera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi ha adottato il Catenaccio in Italia?</h2>



<p>L’Italia calcisticamente è sempre stata molto ricettiva da un punto di vista tattico, e il primo Catenaccio all’italiana è associato alla figura di <strong>Gipo Viani</strong>. La leggenda racconta che l’allenatore veneto una mattina, passeggiando lungo il porto, la sua attenzione fu attirata dai pescherecci, che oltre a una prima rete che intrappolava il pesce, ne avevano una seconda, che andava a raccogliere tutto il pescato che cadeva dalla prima rete. A Viani si accese una lampadina, e capì che alla sua Salernitana mancava proprio quella seconda rete, cioè un difensore schierato dietro la linea difensiva che avrebbe intercettato gli attaccanti avversari che erano riusciti a superare la prima linea di difesa.</p>



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<p>Viani però allenava una squadra che lottava per salvarsi, mentre <strong>Alfredo Foni</strong> sulla panchina dell’Inter vinse lo scudetto nelle stagioni 1952/53 e 1953/54, adottando un vero e proprio Catenaccio. Nella prima stagione l’Inter si laureò campione d’Italia segnando solo 46 reti in 34 partite, 27 meno della Juventus seconda, ma concesse solo 24 reti. La fase difensiva stava diventando più importante di quella offensiva nel campionato italiano, una tradizione che si è poi consolidata nel tempo.</p>



<p>Giornalisti come <strong>Gianni Brera</strong> esaltarono il Catenaccio, ritenuto perfetto per gli atleti italiani, che non avevano caratteristiche fisiche importanti, ma che con questo modulo potevano aspettare gli avversari, e poi colpirli nel momento di debolezza. Allenatori come <strong>Helenio Herrera</strong> e <strong>Nereo Rocco</strong> hanno portato il Catenaccio ad una fase ancora successiva, vincendo tutto in Italia, in Europa e nel mondo alla guida di Inter e Milan.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Qual è la curiosità legata a Rappan?</h2>



<p>Rappan non fu solo l’inventore del Catenaccio prima maniera, ma a lui è legata anche la creazione della Coppa Rappan, chiamata anche <strong>Coppa d’Estate</strong>, che si è giocata per la prima volta nel 1962, e serviva alle squadre europee per mantenere i giocator in forma durante i mesi estivi.</p>



<p>Questa coppa si è poi evoluta nel tempo, diventando <strong>Coppa Intertoto </strong>(perché teneva vivi i concorsi a pronostici in alcuni paesi europei durante l’estate), e nel 1995 per un breve periodo venne presa in consegna anche dall’UEFA.</p>
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		<title>Il Catenaccio: come è nato, chi ne sono stati gli interpreti, perchè è osteggiato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ferratoluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2022 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lo Sapevi Che]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Catenaccio, uno schema di gioco associato all’Italia, e letto sempre in chiave negativa. Catenaccio è sinonimo di “non gioco”,&#8230;</p>
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<p>Il Catenaccio, uno schema di gioco associato all’Italia, e letto sempre in chiave negativa.</p>



<p>Catenaccio è sinonimo di “non gioco”, ostruzionismo, uno schieramento che punta a difendersi senza attaccare (termine tra l’altro usato ormai non solo nel calcio, ma anche nella vita quotidiana, “fare catenaccio”).</p>



<p>E’ veramente così? Il Catenaccio può avere anche un’accezione positiva? E soprattutto, come è nato il Catenaccio?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il primo Catenaccio di Rappan</h2>



<p>Si inizia ad usare la parola Catenaccio nel calcio negli anni Trenta, ma questo schema di gioco non nasce in Italia, bensì in Svizzera. E’ un tecnico austriaco, <strong>Karl Rappan, </strong>che allena la nazionale elvetica ad utilizzare per la prima volta il “<em>Verrou</em>” (chiavistello o catenaccio appunto), uno schema che arretra una mezzala in difesa, in modo da contrastare al meglio il sistema WM, il più in voga all’epoca.</p>



<p>Con il Catenaccio la Svizzera nel 1938 migliora nettamente da un punto di vista difensivo, e ai Mondiali francesi gli elvetici battono la Germania- che politicamente ha appena annesso anche l’Austria, usufruendo così dei suoi fortissimi calciatori- e viene battuta solo dall’Ungheria nella rassegna iridata.</p>



<p>Il Catenaccio comincia così ad essere utilizzato dalle squadre meno forti, che non vogliono affrontare le compagini tecnicamente più dotate a viso aperto, ma preferiscono utilizzare un sistema che prediliga la fase difensiva, per poi ripartire in contropiede.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La via italiana al Catenaccio</h2>



<p>In Italia si inizia a parlare di Catenaccio dopo la Seconda guerra mondiale. E’ <strong>Gipo Viani,</strong> allora allenatore della Salernitana, a raccontare una storia al riguardo, non si sa quanto romanzata.</p>



<p>Si dice che Viani passeggiando alla mattina al porto, notò le barche dei pescatori che tornavano dopo la pesca notturna. Ogni peschereccio aveva una prima rete che aveva catturato il pesce, ma sotto anche una seconda rete, per riuscire a trattenere tutto ciò che cadeva fuori dalla prima rete. Viani associò subito questa visione al calcio, e pensò che la difesa della sua Salernitana avrebbe dovuto avere una seconda linea difensiva, per poter così bloccare gli attaccanti che fossero riusciti a passare la prima linea di difensori.</p>



<p>Si cominciò così a parlare di “<em>battitore libero”</em>, cioè quel giocatore che stava dietro la linea a tre di difesa, e che si occupava di liberare l’area in qualsiasi maniera.</p>



<p>In breve tempo, il Catenaccio fu adottato anche dalle grandi squadre in Italia, con l’Inter di <strong>Alfredo Foni </strong>che costruì una vera e propria fortezza davanti alla porta. Il libero dell’Inter era Ivano Blason, che si diceva tirasse una linea davanti alla sua difesa, e gli attaccanti non avrebbero dovuto/potuto superare quella linea, pena la loro incolumità.</p>



<p>L’Inter vinse lo scudetto 1952/53 segnando appena 46 reti in 34 partite, in un periodo in cui chi vinceva il campionato ne segnava più di 100 a stagione, ma subendone solo 24, così che da quel momento per vincere la Serie A divenne più importante non prendere gol rispetto a segnarne a caterve. I nerazzurri vinsero 8 partite per 1-0 e impattarono 5 volte per 0-0, dando sempre l’impressione di grande solidità difensiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Milan di Rocco e l’Inter di Herrera</h2>



<p>Il Catenaccio divenne sempre più diffuso in Italia, e <strong>Gianni Brera </strong>ne fu il principale sostenitore e divulgatore. Secondo Brera, l’atleta italiano morfologicamente non era fatto per un gioco dispendioso di attacco sfruttando grandi doti atletiche, ma avremmo dovuto utilizzare nel calcio un sistema difensivo, pronti poi a colpire l’avversario nel momento più opportuno.</p>



<p><strong>Nereo Rocco</strong> perfezionò il Catenaccio come allenatore del Padova, ma fu con il Milan che ottenne successi in patria e vinse due Coppe dei Campioni- nella seconda a Madrid contro l’Ajax nel 1969 a dir la verità schierò 5 attaccanti.</p>



<p>Chi però incarnò al meglio l’idea di Catenaccio fu <strong>Helenio Herrera</strong> con la <em>Grande Inter</em> degli anni Sessanta.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="480" height="600" data-id="9526" src="https://netbetnews.it/wp-content/uploads/2022/06/lineup-1.png" alt="" class="wp-image-9526" srcset="https://netbetnews.it/wp-content/uploads/2022/06/lineup-1.png 480w, https://netbetnews.it/wp-content/uploads/2022/06/lineup-1-240x300.png 240w, https://netbetnews.it/wp-content/uploads/2022/06/lineup-1-310x388.png 310w, https://netbetnews.it/wp-content/uploads/2022/06/lineup-1-60x75.png 60w, https://netbetnews.it/wp-content/uploads/2022/06/lineup-1-370x463.png 370w, https://netbetnews.it/wp-content/uploads/2022/06/lineup-1-406x508.png 406w, https://netbetnews.it/wp-content/uploads/2022/06/lineup-1-400x500.png 400w, https://netbetnews.it/wp-content/uploads/2022/06/lineup-1-320x400.png 320w, https://netbetnews.it/wp-content/uploads/2022/06/lineup-1-26x32.png 26w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption><strong>La Grande Inter</strong></figcaption></figure>
</figure>



<p>Il libero era Picchi, che si schierava qualche metro dietro rispetto a Guarneri, e l’Inter era sempre pronta a chiudersi a riccio, per poi ripartire con contropiedi micidiali grazie a giocatori come Mazzola, Jair e Suarez.</p>



<p>I nerazzurri dominarono in Italia nei primi anni Sessanta, e vinsero due Coppe dei Campioni consecutive nel 1964 e 1965, perdendo quella del 1967 contro il Celtic.</p>



<p>Il Catenaccio nel corso degli anni si è poi evoluto, ma anche oggi non è certo sparito, e rimane una tattica utilizzata spesso quando in campo c’è una sproporzione di valori fra le de contendenti.</p>



<p>Un esempio recente è stata la Grecia di <strong>Otto Rehhagel,</strong> che ha vinto l’Europeo nel 2004, ma anche l’Atletico Madrid di <strong>Diego Simeone </strong>non disdegna di chiudersi a testuggine per ripartire quando è necessario, come si è visto nella partita di andata dei quarti di finale di Champions League della passata stagione contro il Manchester City di Guardiola.</p>
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